Storia

Periodo 1700

Nei tempi successivi il Commendatore Ferdinando Cesaroni aveva acquistato le case sovrastanti la chiesa di Fontana che ampliò ed abbellì facendone una villa: Villa Fontana.

Fece recingere un muro di sicurezza, la così detta “fossa” e, sfruttandone l’acqua dal fondo, allevò daini, caprioli e cinghiali da cacciare con ospiti di riguardo e personalità politiche.

Volle anche recingere un grande oliveto (detto in dialetto “Il Ravicchio”) con un muro a secco opera eseguita dai prigionieri di guerra libici del 1912, per il quale costruì un baraccamento e delle raccolte di acqua tuttora presenti nel territorio,  mentre l’alloggiamento per i prigionieri era costituito dalla costruzione attualmente chiamata “La Cavallerizza”.

Si racconta che fece impiegare la pietra estratta da queste parti per costruire il palazzo che tutt’oggi in Piazza Italia a Perugia è sede della Regione dell’Umbria: lo realizzò ma non volle abitarci per non avere, si dice, sempre avanti agli occhi la statua equestre di Vittorio Emanuele II.

Cesaroni, in realtà, non ce l’aveva con il Re ma con l’allora prefetto di Perugia che rifiutò la carrozza offerta da Cesaroni per andare a prendere il Re Umberto I quando nel 1890 ci fu l’inaugurazione del monumento. Anselmo Cesaroni, figlio di Ferdinando, si allontanò da Perugia e smembrò la tenuta di Fontana agli inizi del ‘900: la cedette al conte Rossi Scotti che la tenne una ventina d’anni prima di venderla al marchese Campanari o Campari di Roma.

Nel 1939 trattò l’acquisto il conte Arrigo Sarti acquisendo sia i terreni che la villa, sulla quale concentrò tutte le sue proprie attenzioni. Sarti, del resto, era un uomo di grandi possibilità: era di Bologna dove possedeva la famosa industria di liquori e da dove fece convergere su Perugia squadre di operai e artigiani per farne ancora di più un gioiello di eleganza. Dal 1939 al 1949 lavorò alla villa come fattore Luigi Bolognese, che alloggiava con la propria famiglia in una delle 19 case coloniche disseminate nella tenuta.

Un gran rapporto quello che si creò fra Sarti e il signor Bolognesi, una stima quella del conte che proprio  nel ’48 si tramutò in un regalo impossibile da dimenticare per il fattore: un bellissimo Rolex d’oro. Continua, a distanza di anni, il legame tra il signor Sarti e la famiglia Bolognesi grazie all’attuale proprietaria di Villa Fontana, la nipote del signor Luigi Bolognesi.